Giuristi contro il “mariage gay”
Lo straordinario successo della “Manif pour tous” – che domenica scorsa, a Parigi, per la seconda volta in tre mesi ha raccolto centinaia di migliaia di persone contrarie alla legge sulle nozze e le adozioni omosessuali in Francia – dimostra che il movimento di opposizione al “mariage gay” è più vivo che mai, nonostante il progetto sia già passato all’Assemblea nazionale. Il secondo round parlamentare partirà il 4 aprile in Senato, dove la maggioranza socialista può contare, sulla carta, su appena sei voti in più. Ed è sempre più complicato minimizzare la consistenza e la qualità di un movimento che non è solo cattolico ma dimostra caratteri del tutto trasversali e squisitamente laici.

Lo straordinario successo della “Manif pour tous” – che domenica scorsa, a Parigi, per la seconda volta in tre mesi ha raccolto centinaia di migliaia di persone contrarie alla legge sulle nozze e le adozioni omosessuali in Francia – dimostra che il movimento di opposizione al “mariage gay” è più vivo che mai, nonostante il progetto sia già passato all’Assemblea nazionale. Il secondo round parlamentare partirà il 4 aprile in Senato, dove la maggioranza socialista può contare, sulla carta, su appena sei voti in più. Ed è sempre più complicato minimizzare la consistenza e la qualità di un movimento che non è solo cattolico ma dimostra caratteri del tutto trasversali e squisitamente laici. Lo dimostra anche una lettera-appello indirizzata ai senatori francesi e firmata da centosettanta giuristi e storici del diritto.
“Il bambino adottato da due uomini o due donne – vi si sostiene – sarà dotato di educatori, di referenti adulti, ma privo di genitori, perché quei ‘genitori’ dello stesso sesso non possono indicargli un’origine, nemmeno simbolica. Egli sarà dunque privato due volte dei genitori: una prima dalla vita, una seconda dalla legge”. La lettera dei giuristi segnala poi il varco aperto dal progetto “alla nuova schiavitù delle donne e alla nuova tratta dei bambini”, nel momento in cui “prevede l’adozione del figlio del coniuge dello stesso sesso”. Quel figlio “arriverà, nella maggior parte dei casi, da un’inseminazione o da una gravidanza per conto terzi (utero in affitto, ndr) praticata all’estero. Questo figlio sarà stato dunque voluto, prima ancora del suo concepimento, privo di legami con la madre e volontariamente privato di uno dei due genitori”.